giovedì 16 luglio 2009

Pilato non è morto. La nuova scultura di Piazza della Libertà per il 60° anniversario della dichiarazione dei Diritti dell'Uomo.




Foto di Marcello Castigliego


Da pochi giorni è "apparsa" in Piazza della Libertà (Stazione Campagna) una nuova scultura, opera dell'artista Corrado Terraciano dal titolo "Pilato non è morto" per celebrare il 60° anniversario della dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo (1948-2008).

Rappresenta un bambino africano mutilato e malfamato intento a chiedere elemosina accovaciato con lo sguardo verso il cielo.

mercoledì 15 luglio 2009

UFFICIALE: Mons. Michele Castoro nuovo Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

Mons.Domenico Umberto D'Ambrosio prega per l'ultima volta davanti alla Vergine di Siponto


Mons. Domenico Umberto D'Ambrosio arcivescovo di Lecce ha dato l'annuncio ufficiale della decisione del Santo Padre Benedetto XVI della nomina del suo successore all'Arcidiocesi di Manfredonia Vieste San Giovanni Rotondo nella chiesa Cattedrale di Manfredonia alla presenza del popolo garganico, delle autorità e di tutto il clero questa mattina alle ore 12,00.
Si tratta di Mons. Michele Castoro come anticipato qualche giorno fa da qualche indiscrezione, classe 1952 di Altamura, Vescovo di Oria nel brindisino.



Primo saluto di Mons. Michele Castoro
alla Chiesa di Dio che è in Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo


Fratelli e sorelle carissimi, “chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo…: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo!” (1 Cor 1, 2-3).


Nel giorno in cui la benevolenza del Santo Padre Benedetto XVI, a cui va in questa ora il mio grato e filiale pensiero, mi nomina vostro Arcivescovo desidero farvi giungere il mio primo saluto, carico di affetto e di sollecitudine, ma anche di trepidazione e di commozione. Non è trascorso molto tempo da quando, qualche settimana fa, ero in mezzo a voi e partecipavo alla vostra gioia nell’accogliere il dono straordinario della visita del Papa a San Giovanni Rotondo, nel Santuario di San Pio. Ignaro della mia nuova missione, ero tra voi come Vescovo di una Chiesa sorella, l’amata diocesi di Oria, alla quale ho dato le primizie del mio ministero apostolico e che ho servito con tutto il cuore. In quel giorno, il Papa ci ha detto nell’omelia: “C'è ... una forza positiva che muove il mondo, capace di trasformare e rinnovare le creature: la forza dell'amore del Cristo, … una forza divina, trascendente”. Questo richiamo alla forza dell’amore capace di muovere ogni cosa vorrei che risuonasse ancora nel momento in cui inizia a germogliare il legame pastorale e di fraternità tra noi. È vero, il germoglio non è ancora il frutto maturo, io non ancora vi conosco direttamente e il nostro rapporto manca di una consuetudine assidua, eppure nel germoglio in qualche modo c’è già tutto, c’è già la promessa del frutto che ne può nascere. Vorrei dunque che prima di me giungesse a voi il mio amore. Fin da ora ve lo assicuro, nutrito di quella fede che mi fa vivere questo momento di passaggio sentendomi nelle mani del Signore, e mi fa intravedere la disponibilità con cui mi accogliete come vostro nuovo pastore da quelle stesse mani provvidenti. Desidero dirvi sin da questa primissima ora che vengo a voi in nomine Iesu, nel nome di Gesù. E’ il Signore la sorgente della mia forza, sarà Lui l’oggetto del mio annuncio, Lui la via e la mèta del nostro comune cammino. Sono confortato in questa mia intenzione dalla saldezza della vostra fede, che risplende nella ricchezza dell’antica e florida Chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, erede di una radice antichissima - quella di Siponto - da sempre sotto lo sguardo della 2 Vergine Santissima, e protetta dall’intercessione di San Michele Arcangelo e dei Patroni San Lorenzo Maiorano, San Giorgio Martire e San Pio da Pietrelcina. Quella radice è stata coltivata nel succedersi del tempo da zelanti pastori che hanno fatto correre la Parola di Dio in queste terre, nella catena ininterrotta della tradizione apostolica fino a Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, che vi ha sapientemente guidati fin quando anch’egli non ha dovuto prendere in mano il bastone del pellegrino e partire per il Salento, spostando gli orizzonti della sua missione pastorale verso altri lidi. A lui il mio saluto ricco di gratitudine e di ammirazione per quanto ha fatto a servizio della nostra Chiesa. Poi, il mio pensiero affettuoso va Mons. Riccardo Ruotolo ed agli altri Confratelli Vescovi residenti in diocesi. Saluto inoltre tutti i sacerdoti, che sono i primi coadiutori del ministero episcopale, preziosi e necessari perché il vangelo giunga in ogni luogo e maturi nella comunione attorno all’altare del Signore, nella celebrazione dei sacramenti. Con la stessa intensità di sentimenti saluto i diaconi, i seminaristi ed i numerosi religiosi: sono certo che lo spirito di amicizia e di corresponsabilità potrà caratterizzare il nostro comune lavoro pastorale. Saluto poi con animo grato le religiose e le persone consacrate, i catechisti, gli insegnanti di religione e tutti i laici impegnati nell’Azione Cattolica ed in altre associazioni. So di poter contare sul loro generoso impegno. Saluto anche gli appartenenti ai “Gruppi di Preghiera di Padre Pio” e tutti i pellegrini: insieme siamo chiamati a custodire ed approfondire l’eredità del Santo Cappuccino. Saluto con rispetto le Autorità, le donne e gli uomini di buona volontà e tutti coloro che operano per il progresso della società. Vorrei, infine, rivolgere una parola di conforto e di vicinanza agli ammalati di “Casa Sollievo”, a coloro vi lavorano ed a tutte le persone che vivono nella sofferenza di ogni tipo, sia essa fisica o morale, psicologica o spirituale. Quelli che stiamo vivendo sono tempi difficili, in cui la crisi economica e la povertà sono giunte alle porte di tante nostre case, toccano la vita di tante famiglie. Queste difficoltà ci interpellano e ancora di più ci chiedono di saper dare un volto fraterno alla nostra convivenza. Come vostro Vescovo vengo ben sapendo che sarà uno dei miei primi doveri quello di assicurarvi il mio impegno per costruire insieme un cammino di solidarietà e di aiuto reciproco. Carissimi, siete già nella mia mente e nel mio cuore. Siete già nelle mie preghiere. Anche a voi chiedo di accogliermi con fede e con amore, di mostrarmi docilità e collaborazione e di aiutarmi con la preghiera.

Tutti abbraccio con affetto

Palazzo vescovile di Oria, 15 luglio 2009

+ Michele Castoro
Arcivescovo eletto di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

martedì 7 luglio 2009

Mons. Michele Castoro 125° Vescovo della Chiesa Sipontina ?

La scelta del Papa cadrebbe sul presule di Oria. S. Giovanni Rotondo presto diocesi autonoma.



Con il saluto dei fedeli dell’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo cui si sono uniti le autorità civili e militari cittadine e della provincia, la missione dell’arcivescovo Domenico D’Ambrosio si è compiuta. Un bagno di folla caloroso e affettuoso, un attestato di stima ribadito dalle parole del sindaco di Manfredonia Paolo Campo, del presidente ilel’Amministrazione provinciale di Foggia Antonio Pepe, del prefetto di Foggia Antonio Nunziante. Tutta l’attenzione è ora rivolta al successore dell’arcivescovo D’Ambrosio. Ch sarà il 125° vescovo della Chiesa sipontina? - Un interrogativo niente affatto retorico, in un’arcidiocesi che con la nomina di mons. D’Ambrosio nel 2003 ha visto aggiungere al suo titolo nel quale figurava anche la diocesi di Vieste, il riferimento di San Giovanni Rotondo che faceva già parte dell’ambito territoriale dell’arcidiocesi di Manfredonia.

Un identikit alquanto connotato giro con insistenza, cui si abbina anche il nome è quello di mons. Michele Castoro, vescovo di Oria. Cinquantasette anni di Altamura, prima di essere eletto nel maggio 2005 alla sede vescovile di Oria ed essere ordinato vescovo, ha ricoperto prestigiosi incarichi presso la Santa Sede. Dal 1985 ha fatto parte della Congregazione dei vescovi divenendone nel 1996 capo ufficio. Nel 2001 è nominato Sostituto della Segreteria del Collegio. cardinalizio. E’ Prelato d’onore di Sua Santità. Svolge le funzioni di Segretario della Conferenza Episcopale Pugliese.

fonte: http://www.ondaradio.info/

martedì 2 giugno 2009

SCOLARESCA 1947


Classe II elementare - Edificio Francesco De Sanctis (ma la scritta era di epoca fascista, e portava ancora il nome "Costanzo Ciano" a lettere in rilievo).
L'insegnante è Orazio Del Sordo, noto per la sua estrema severità.
Vediamo se ricordo qualche nome: Prencipe, Clemente, D'Iasio,Salvemini, Castriotta,Artuso, Trotta, Conoscitore,Colonna, Tivieri, Lauriola, Santoro, Grilli, Tomaiuolo, Olivieri, Salverio, Prencipe, Falcone, Malerba, Talamo, Dell'Olio, Granatiero,Pasqua, Nenna, Coccia, Omerico, Di Tullio, D'Onofrio, Malerba, Milonia, Racioppa, Cainazzo, Croce, Caputo, Renato, Clemente.
Ho saltato una decina. Per quanti sforzi faccia non riesco a ricordarmeli.

Eravamo subito dopo la guerra. La scuola era stata requisita dal Comando Alleato per alloggiarvi gli ufficiali, e quindi non si poteva far lezione. Dopo la guerra alla prima elementare si iscrissero bambini di 6, 7, 8 e 9 anni. Le classi erano sovraffollate e i Maestri avevano un bel da fare con tante birbe da domare.

sabato 23 maggio 2009

La Vespa col cavalletto


1953 - Festa della Madonna di Siponto.

I fotografi ambulanti con le loro macchine di legno posizionate sul treppiede, con otturatore manuale a cappuccio, con sviluppo e stampa immediato, durante la Festa Patronale di Manfredonia svolgevano il loro lavoro nella Villa Comunale.

Consegnavano di ogni foto una sola copia, ancora bagnata della soluzione di stampa, ricavato da un negativo stampato su cartoncino che attaccavano, bagnato, su un braccetto snodabile davanti all'obiettivo.

Io quattordicenne, con i pantaloni blu di cotone makò e le ridicole scarpe bicolori, ero montato in sella senza rendermi conto del cavalletto, e con la fantasia andavo a 100 all'ora!

venerdì 22 maggio 2009

QUANDO UNA CASA COSTAVA 2000LIRE




Questo è un atto del nostro illustre concittadino, storico, musicista, Notaio Michele Bellucci del 1920 con cui i miei nonni acquistarono un pianterreno nell’attuale Via Pietrantonio Rossi, allora ubicata in aperta campagna.

Riporto il suo contenuto perché la scrittura non sempre è chiaramente leggibile. Il Notaio non aveva la macchina da scrivere nel 1920, o gli mancava il dattilografo che la sapesse usare.


Trascrizione dell’istrumento 28 novembre 1920 Notar sig.Michele Dott.Bellucci di Manfredonia registrato il il 4 dicembre n. 146
a favore di
Clemente Leonardo fu Donato e
Ciuffreda Concetta di Francesco, coniugi nati e domiciliati a Manfredonia
contro
La Torre Matteo fu Raffaele, nato a Montesantangelo, residente in Macchia, contenente vendita di una casa pianterreno di un vano, con la relativa area soprastante e con metà di cisterna avente boccale esterno di fianco alla porta d’ingresso, appartenente l’altra metà di detta cisterna a Maria Lauriola.
La casa in parola è sita in abitato di Manfredonia in Via Comunale a denominarsi ed è sfornita di numero civico ed è stata costruita disopra una zona di suolo che fa parte della quota di terreno N.6 in contrada Mezzanella, figura in catasto sotto la ditta Vairo Francesco ed altri art. 9797 mentre la casa sopra elevata non esce in catasto e confina a ponente con casa della predetta Maria Lauriola e dagli altri lati con suoli edificatori dei soci Coccia, Conoscitore e Del Vecchio.
Con tutti i diritti, servitù, accessori e dipendenze, niente escluso né riservato e pel prezzo pagato di Lire Duemila.

Per la cronaca la Via Comunale a denominarsi dopo il 1922 si chiamò Via 28 Ottobre, in memoria della storica Marcia su Roma avvenuta nel 1922 e che permise al Cav.Benito Mussolini con un colpo di Stato di prendere il potere.

Alla caduta del Fascismo, giustamente, la strada cambiò nome (credo nel 1946, bisognerebbe verificare in Comune la toponomastica) eassumendo quello attuale di Via Pietro Antonio Rosso.

lunedì 11 maggio 2009

UNA SUBLIME STORIA D'AMORE

FEBBRAIO 1955 - INIZIO DI UN AMORE. È LA PRIMA MAGLIA DI UNA CATENA



29 APRILE 1959 - IL NOSTRO GIORNO PIU' BELLO



29 APRILE 1984 - UN CAMMINO D'AMORE. IL DONO PIÙ BELLO DATOCI DAL SIGNORE I NOSTRI QUATTRO FIGLI E DUE NIPOTI.


29 APRILE 2009 - CINQUANTA ANNI SONO PASSATI COME UN GIORNO SOLO. RINGRAZIAMO DI CUORE IL SIGNORE.

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I coniugi Andrea Lauriola e Maria De Meo riassumono i loro 50 anni di matrimonio in quattro tappe:

  1. il fidanzamento ufficiale nel 1955;
  2. le nozze avvenute nel 1959;
  3. il 25° di matrimonio nel 1984 (nozze d'argento);
  4. il 50° anniversario festeggiato in questi giorni (nozze d'oro).



Al festino di matrimonio nel 1959, abbiamo allietato noi la festa con il nostro gruppo. La foto della nostra orchestrina è stata pubblicata in questo stesso sito (cliccare qui: 20 dicembre 1958 ). Addirittura è stata pubblicata sempre in questo sito, e senza saperlo, quella del matrimonio dei genitori della sposa (cliccare qui: 1929 i due matrimoni).

Non vi racconto l'abbondanza della tavola, tutta roba fatta in casa, dalle orecchiette al ragù di agnello, alle braciole, dagli "scavetatjille", ai "puperéte", al rosolio e ai ceci arrostiti!

Ti tutto e di più!

Auguri Maria e Andrea!

Tonino Racioppa

sabato 9 maggio 2009

Foglio di Congedo Illimitato del Regio Esercito del 1923.


Questo è un documento storico, ritrovato nelle vecchie carte dimenticate in un cassetto.

È il "Foglio di Congedo Illimitato" del Regio Esercito Italiano rilasciato 86 anni fa, nel febbraio del 1923, a mio padre - soldato - che "nel tempo passato sotto le armi ha tenuto buona condotta ed ha servito con fedeltà e onore".


Ingrandite l'immagine e notate la bravura del compilatore, con una scrittura eccezionalmente bella. Allora non esistevano le penne biro, e si usavano diversi tipi di pennino da intingere nell'inchiostro e pressare a seconda degli effetti voluti. Esisteva addirittura una qualifica professionale di 'scrivano-calligrafo'.


All'interno del foglio è annotato che "per l'invio in congedo, il soldato ha ricevuto una indennità di trasferta pari a Lire 23,80, come pure l'indennità di trasporto".


Papà mi raccontava che per riscaldare i passeggeri, in un viaggio durato oltre 12 ore, il quel febbraio del 1923, ogni tanto, alle fermate lungo il percorso, dall'esterno infilavano sotto il pavimento degli scompartimenti, dei lunghi contenitori, detti "scaldini", riempiti di acqua presa direttamente dall'impianto vapore della locomotiva, e ritiravano quelli che si erano nel frattempo raffreddati.

Ovviamente i soldati potevano viaggiare solo in terza classe, abolita nel 1956, le cui carrozze avevano sedili di legno. Ogni viaggio in treno era un'avventura...


Ora Bologna si raggiunge da Foggia in cinque ora di ferrovia.